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APPROFONDIMENTI ( deepenings ) ARCHITETTURA ORGANICA - Organic Architecture
LEONARDO RICCI Architettura organica espressionista (1918-1994)
"Avrei anche un sogno segreto. Poter progettare e costruire una sola cosa. Qualcosa come una chiesa. Una chiesa nel suo significato primo di casa per tutti. Non solo casa di cristiani, o del popolo o degli anziani od una delle tante case di parte. Una casa che sia aperta giorno e notte. Per stare insieme. Per rompere il cerchio di solitudine, alienazione, odio che si stringe sempre più. Ma questo è un sogno che per realizzarlo non posso progettarlo e costruirlo da me..." Leonardo Ricci
Leonardo Ricci è nato a Firenze nel 1918 . Allievo di Giovanni Michelucci . La sua architettura organica parte da una base esistenzialista ed espressionista , fattori che la rendono particolare , originale ed unica nel suo genere . Si laurea in architettura a Firenze nel 1941. Diviene professore di Composizione architettonica , ha insegnato anche negli Stati Uniti . Medaglia d'oro alla Triennale di Milano del 1957 . Tra le sue opere più rilevanti : Mercato dei fiori a Pescia (1948 in coll.) , Casa Balmain all'Isola d'Elba (1959-62) , villaggio "monte degli ulivi" (1963-66) , Palazzo di Giustizia a Savona (1987). Tra gli scritti "Anonimo del XX secolo " , New York 1961 , Milano 1965 (proposta di una nuova civiltà comunitaria e di una utopistica 'citta-terra') . Muore nel 1994 .
Palazzo di Giustizia di Savona (1987) E’ stato allievo, collaboratore e amico di Michelucci, da cui si è poi allontanato. "Se fossimo stati nel Rinascimento - afferma Ricci in un’intervista - forse avremmo lavorato insieme tutta la vita" (L. Ricci, Testi, opere, sette progetti recenti di Leonardo Ricci, Pistoia 1984). Michelucci, in una lettera, gli risponde con una memorabile lezione di pedagogia architettonica: "ho cercato di ‘insegnare’ ai miei presunti discepoli più l’arte del ‘distacco’ che la catena della ‘soggezione’. Ho cercato, cioè, di individuare in ognuno, e in te in particolare, quali fossero gli elementi della diversità... capaci di favorire lo sviluppo di una nuova identità. Di fronte a questa tua personalità, a questa tua sorprendente giovinezza, non avrei potuto fare altrimenti. E’ maturato così un amore che, con il passare degli anni, ha superato ogni distacco... Forse, in questo senso, abbiamo lavorato insieme tutta la vita." Il distacco dal maestro dipende, certamente, anche da un precoce successo professionale. Nel 1948, a soli trent’anni, Ricci vince, con altri tra cui Leonardo Savioli (1917-81), il concorso per il Mercato dei fiori di Pescia (1948-51), che gli vale una meritata fama internazionale. Ancor prima, nel 1946, ha progettato e realizzato il centro comunitario Agape a Praly-Pinerolo, committente il pastore valdese Tullio Vinay. E’ la stessa committenza di Riesi, se di committenza si può parlare dal momento che nel primo come nel secondo caso Ricci regala la sua opera di progettista alla comunità valdese; scelta che si inquadra in una personale ricerca di religiosità non confessionale. "Tullio Vinay religioso laico - scrive Ricci nel 1991 - Leo Ricci laico religioso. Tullio un uomo che ha fede. Può quindi progettare per sé e per gli altri un futuro. Leo uno che non crede ma che avverte un’escatologia del mondo. Due strade che portano allo stesso traguardo. Tullio fortunato. Leo sfortunato. Apparentemente. Perché la tragedia è alla base di chi tenta di esistere. Non di essere." Dopo Agape e il mercato di Pescia, il periodo parigino (1948-49) e la fama come pittore, la frequentazione di Camus, Sartre, Le Corbusier; la scoperta che "i geni non esistono" e la conseguente consapevolezza di dover tornare all’architettura e alle radici italiane rielaborando i principi dell'architettura organica di Frank Lloyd Wright in una visione personale , autoctona ed espressionista .
Villa Balmain , Isola d'Elba , 1960 ( la casa "librata")
Immersa nell’ “oasi” mediterranea del
fitto bosco che si estende sul ripido pendio tra Poggio e Marciana Marina,
la villa elbana (1958-60)1 di Pierre Balmain, realizzata da Leonardo Ricci
con la collaborazione dell’ingegner Ernesto Tempesti e dagli allievi Ezio
Bienaimé e Giovanni (“Fucci”) Fabbricotti, rimane quasi del tutto celata
agli sguardi di chi, percorrendo la strada provinciale, diretta al mare,
raggiunge l’ampio tornante che delimita a monte e a valle la proprietà,
chiusa a nord da un muro di granito dell’Elba. Con il progressivo abbandono
delle coltivazioni a vigneti, uliveti e alberi da frutta sui caratteristici
terrazzamenti, la vegetazione spontanea ha ripreso il sopravvento,
mescolandosi, nel giardino sistemato da Balmain, con le piante esotiche che
formano un singolare ‘connubio’ con le specie mediterranee. La
trasformazione morfologica del sito ha ridotto il campo delle possibilità
visive, e quindi conoscitive di questo singolarissimo organismo, ad un
“collage” di suggestivi scorci, apprezzabili solo a distanza limitata,
nell’area del giardino; ne deriva una modalità di lettura molto diversa da
quella originaria, come possiamo verificare dal confronto con la preziosa
serie fotografica - attribuibile a un sensibilissimo interprete, Giuliano
Gameliel - che documenta le fasi salienti del cantiere fino a restituirci la
villa appena ultimata, ma probabilmente non del tutto rifinita, nella sua
integrità formale e strutturale, su un terreno brullo e sullo sfondo di un
paesaggio ancora in gran parte ‘addomesticato’. Fondamentale strumento di
conoscenza, a supporto degli elaborati grafici, quelle immagini ci
consentono, peraltro, di verificare la dialettica tra manufatto e sito che
Ricci interpreta “secondo il rapporto tipico dell’ultimo Wright”2 - senza
dimenticare le profonde suggestioni di “Fallingwater” (1934-’37) - optando
per una soluzione che ammette la compresenza di due principi opposti:
integrazione e separazione, dialogo ed estraneazione. Sospesa tra cielo e
terra eppure saldamente ancorata a questa, ‘aliena’ ma anche “nata “ dal
terreno - come direbbe Ricci parafrasando il maestro americano - villa
Balmain sembra quasi pronta a ‘spiccare il volo’ verso il mare, se non fosse
trattenuta dai tre ‘punti forti’ di sostegno che la tengono ‘sospesa’: lo
slanciatissimo puntone-tirante in cemento armato precompresso, la scala
ellittica che si ‘avvita’ fino al ‘cuore’ della casa, il robusto setto ‘a
scarpa’, di granito con l’anima di cemento armato.
Fonte : - http://www.area-arch.it/leonardo%20ricci_52.html - http://icar.poliba.it/storiacontemporanea/letture/leoni/LEONI05.HTM - Linguaggi dell'architettura contemporanea , di Bruno Zevi , EtasLibri , Milano , 1998.
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